Prednisolone
corticosteroide orale · antinfiammatorio
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A cosa serve questo medicinale
Dal punto di vista farmacologico, Prednisolone rientra nella categoria «corticosteroide orale (antinfiammatorio)». I corticosteroidi riducono l'infiammazione e moderano le reazioni immunitarie.
Per Prednisolone in pratica: Riduce l'infiammazione e modula l'immunità. Le sue modalità d'uso dipendono dalla situazione, nel quadro stabilito dal medico.
Con quali marchi si trova
Prednisolone entra nella composizione di circa 14 presentazioni registrate in Francia. Si presenta sotto vari nomi commerciali e in forma di generici.
- Prednisolone Arrow
- Prednisolone Biogaran
- Prednisolone Cristers
- Prednisolone Eg
- Prednisolone Evolugen
- Prednisolone Sandoz
- Prednisolone Teva
- Prednisolone Viatris
- Prednisolone Zentiva
- e altre presentazioni
Le specialità originali e i generici forniscono lo stesso principio attivo; la scelta tra loro si fa con il medico o il farmacista.
Nel piatto: calcio, potassio e proteine
Sotto prednisolone, l'organismo elimina più calcio con le urine e degrada le sue proteine più in fretta. L'alimentazione aiuta a proteggere le ossa e a preservare la massa muscolare, oltre alla sua terapia.
Il calcio proviene anzitutto dai latticini: yogurt e formaggio ne sono ricchi, così come le sardine consumate con le loro lische e le mandorle. Le verdure a foglia verde, i broccoli, il cavolo riccio e gli spinaci ne apportano anch'essi una quota utile. Distribuire queste fonti nell'arco della giornata sostiene il capitale osseo che il cortisonico mette alla prova.
La terapia fa trattenere il sale e perdere potassio: le verdure e la frutta ne sono ricche, patata dolce, spinaci, legumi, albicocca secca e banana. Per frenare la perdita di proteine, mantenga a ogni pasto una fonte di qualità, uova, pesce, carne magra o legumi. Ridurre il sale da tavola limita al contempo la ritenzione idrica.




Come agisce il prednisolone
Il prednisolone è il glucocorticoide attivo di questa famiglia. Il prednisone, invece, è un profarmaco: il fegato lo trasforma in prednisolone prima che agisca. Una volta attiva, la molecola frena l'infiammazione inibendo la fosfolipasi A2, l'enzima che libera l'acido arachidonico dalle membrane delle cellule. Privata di questo punto di partenza, la cascata che produce i mediatori dell'infiammazione rallenta.
L'azione non si ferma qui. Dopo essere entrato nella cellula, il prednisolone raggiunge il nucleo e si lega al recettore dei glucocorticoidi. Questo complesso modifica l'espressione di numerosi geni e riduce la produzione di citochine proinfiammatorie. Abbassa anche l'attività dei linfociti, il che modula la risposta immunitaria dell'organismo.
Perché il prednisolone viene prescritto
Il prednisolone appartiene agli analoghi sintetici degli ormoni surrenalici. Si impiega soprattutto per il suo potente effetto antinfiammatorio, utile in patologie che interessano numerosi sistemi di organi. Le sue indicazioni coprono situazioni endocrine, reumatologiche, allergiche, dermatologiche, respiratorie, ematologiche e digestive.
Questa ampiezza d'uso dipende dalla sua capacità di modificare la risposta immunitaria di fronte a stimoli diversi. Abbassando l'attività dei linfociti e la produzione di citochine, calma malattie in cui il sistema immunitario si scatena o mantiene l'infiammazione. Una stessa molecola serve così tanto a una crisi allergica quanto a una malattia reumatica o a un disturbo del sangue.
Come assumerla ogni giorno
Il prednisolone si assume preferibilmente in una sola volta al giorno, al mattino, al momento della colazione. Questo momento limita l'irritazione dello stomaco e riduce i disturbi del sonno che un cortisonico può provocare. La sua emivita plasmatica si aggira intorno alle tre ore nell'adulto, un po' meno nel bambino, e il picco di concentrazione compare da una a tre ore dopo l'assunzione. L'effetto biologico dura tuttavia diverse ore, il che consente talvolta uno schema a giorni alterni.
La sospensione richiede prudenza. Interrompere bruscamente il prednisolone può essere pericoloso, soprattutto dopo una dose elevata assunta a lungo: la patologia trattata rischia di riattivarsi e possono comparire segni di astinenza, stanchezza intensa, debolezza, dolori muscolari, dolori articolari. La dose si riduce progressivamente, per gradi, sempre su parere medico. Non si modifica quindi la propria terapia di propria iniziativa.
Gli effetti da conoscere
Alcuni effetti sono frequenti e riguardano più di una persona su cento: aumento di peso, indigestione, difficoltà ad addormentarsi, agitazione, sudorazione abbondante e lievi variazioni dell'umore. L'aumento di peso si spiega con due meccanismi, una fame accresciuta e una ritenzione idrica. Questi effetti accompagnano spesso l'inizio della terapia o le dosi elevate.
Altri effetti dipendono dalla durata. Un uso prolungato può assottigliare le ossa e portare a un'osteoporosi, aumentare il rischio di infezione e innalzare la glicemia; questo rischio cresce con la dose e la durata. La terapia altera anche l'equilibrio dei sali: ritenzione di sodio e acqua, perdita di potassio, alcalosi ipopotassiemica e ipertensione figurano tra i disturbi segnalati.
Perché entrano in gioco il calcio e le proteine
Il prednisolone lascia due tracce nette sulla nutrizione. Tutti i cortisonici aumentano l'escrezione urinaria di calcio, il che impoverisce a poco a poco il capitale osseo. In parallelo, la molecola induce un bilancio azotato negativo accelerando il catabolismo delle proteine: l'organismo degrada le sue proteine più in fretta di quanto le ricostruisca.
Questi effetti guidano i riferimenti nutrizionali della terapia. Una restrizione del sale alimentare e un apporto supplementare di potassio sono talvolta necessari per contenere la ritenzione idrica e la perdita di potassio. Nelle persone in trattamento con glucocorticoidi, si raccomanda un'integrazione che associ calcio e vitamina D: fa meglio dell'assenza di integrazione o del calcio da solo, e si oppone al bilancio calcico negativo della terapia.
Interazioni da sorvegliare
Diverse associazioni meritano attenzione. Con gli antinfiammatori non steroidei e l'aspirina, il prednisolone aumenta il rischio di ulcera e di sanguinamento digestivo. I diuretici e l'amfotericina aumentano la perdita di potassio; e un'ipopotassiemia accresce la tossicità dei glicosidi cardiaci come la digossina. Poiché il cortisonico innalza la glicemia, gli antidiabetici e l'insulina richiedono talvolta un aggiustamento della dose.
Anche il metabolismo della molecola entra in gioco. Gli induttori enzimatici, rifampicina, fenitoina, carbamazepina e barbiturici, riducono il suo effetto, mentre gli inibitori come il ketoconazolo e il ritonavir aumentano la sua esposizione nell'organismo. Infine, i vaccini vivi sono controindicati durante la terapia e si rimandano ad almeno tre mesi dopo la sua conclusione.
Il monitoraggio della terapia
Il monitoraggio sorveglia i parametri sensibili alla terapia. Si controllano la glicemia, la pressione arteriosa e gli elettroliti, in eco all'aumento dello zucchero nel sangue e alla ritenzione di sale. Si resta attenti ai segni di infezione, più facili da mascherare quando l'immunità è modulata, e alla funzione dell'asse ipotalamo-ipofisi-surrene.
In un uso cronico, la sorveglianza si amplia. La densità minerale ossea si misura per individuare presto un assottigliamento delle ossa, con una densitometria ossea annuale consigliata. È raccomandato anche un esame oculistico annuale. Questo monitoraggio regolare permette di aggiustare la dose e di anticipare gli effetti della terapia.
Fonti
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Gli integratori da valutare
Oltre il piatto, un singolo nutriente può essere valutato, da confermare con il medico o il farmacista. Ecco quale e in quale forma.
Calcio
Il calcio è il minerale più abbondante dell'organismo, coinvolto nella salute delle ossa. Il citrato di calcio si assorbe bene, anche lontano dai pasti, mentre il carbonato richiede un ambiente acido per il suo assorbimento.
Forma da privilegiare citrato di calcio (non dipende dall'acidità gastrica)
Vitamina D3 (colecalciferolo)
La vitamina D è una vitamina liposolubile. La forma D3 (colecalciferolo) è quella indicata dalla maggior parte delle raccomandazioni. Si assorbe meglio se assunta durante un pasto contenente grassi.
Forma da privilegiare D3 (colecalciferolo), durante un pasto grasso
Domande frequenti
Quali sono i principali effetti collaterali del prednisolone?
Il foglietto illustrativo segnala in particolare un'irritazione dello stomaco, una ritenzione di acqua e sale, un aumento della glicemia e, in caso di trattamento prolungato, ripercussioni sull'osso. Gli effetti variano a seconda della durata e della situazione di ciascuno. Per l'elenco completo e ciò che riguarda il suo caso, consulti il foglietto illustrativo della sua confezione e ne parli con il suo medico o il suo farmacista.
Quando e come si prende il prednisolone?
Questo corticosteroide orale si assume di solito in un'unica somministrazione al mattino, durante il pasto per proteggere lo stomaco. Il momento dell'assunzione, la forma e la durata sono stabiliti dal suo medico. Segua il foglietto illustrativo e la sua prescrizione, e non modifichi lo schema da solo.
Si può interrompere bruscamente il prednisolone e cosa fare in caso di dose dimenticata?
Il foglietto illustrativo raccomanda di non interrompere bruscamente un trattamento prolungato senza parere medico, poiché la riduzione delle dosi deve essere graduale. In caso di dose dimenticata, indica di proseguire normalmente senza raddoppiare la dose successiva. Per il suo caso specifico, chieda consiglio al suo medico o al suo farmacista.
Prednisolone in gravidanza o allattamento: quali precauzioni?
Il foglietto illustrativo precisa che questo medicinale sarà usato durante la gravidanza solo in caso di necessità, e che la scoperta di una gravidanza nel corso del trattamento deve indurre a consultare il medico. Solo il suo medico può valutare come comportarsi sia per la gravidanza sia per l'allattamento. Faccia riferimento al foglietto illustrativo e al suo parere.
Il prednisolone interagisce con altri farmaci?
Sono descritte interazioni, in particolare con gli antinfiammatori non steroidei come l'aspirina o l'ibuprofene, per via del rischio a livello digestivo. Segnali qualsiasi altro trattamento, compresi quelli senza prescrizione. L'elenco completo è riportato nel foglietto illustrativo e il suo farmacista può verificare le sue associazioni.
Bisogna controllare il calcio e la vitamina D durante una terapia cortisonica prolungata?
In caso di terapia cortisonica prolungata, le raccomandazioni francesi sull'osteoporosi da cortisone (GRIO e Société française de rhumatologie) invitano a valutare e a correggere eventuali carenze di calcio e di vitamina D piuttosto che a integrare in modo sistematico, con la possibilità di proporre un dosaggio della 25-OH vitamina D. Sul versante nutrizionale, il principio attivo da considerare è la vitamina D sotto forma di colecalciferolo (D3), mentre il calcio va assunto anzitutto con l'alimentazione o, se necessario, sotto forma di citrato o di carbonato. Questo controllo e ogni decisione di integrazione spettano al suo medico.
Ces réponses portent sur le volet nutritionnel. Pour toute question sur votre médicament, la notice et votre médecin ou pharmacien font foi.