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Diario

La vitamina D: D2, D3, UI e microgrammi

La vitamina D si vende in gocce, in capsule, in fiale, con cifre che sembrano non parlare mai la stessa lingua: qui UI, lì microgrammi, D2 da un lato, D3 dall'altro. Tre nozioni bastano però a confrontare tutto.

Capsule di vitamina D

D2 e D3: due forme, una stessa famiglia

La vitamina D si declina in due forme. La D3, o colecalciferolo, è quella che la pelle produce sotto l'effetto del sole e che si trova nei prodotti di origine animale. La D2, o ergocalciferolo, è di origine vegetale o fungina.

Entrambe appartengono alla stessa famiglia e sono utilizzate negli integratori. La D3 è la forma più diffusa e spesso preferita per mantenere un livello stabile1,2. Esistono versioni di D3 di origine vegetale, ottenute dal lichene, per le persone che evitano i prodotti animali. La forma figura sull'etichetta, tra parentesi.

UI e microgrammi: la conversione da conoscere

È la fonte della maggiore confusione. La vitamina D si esprime a volte in unità internazionali (UI), a volte in microgrammi (mcg). La conversione è fissa e semplice da memorizzare: 1 microgrammo equivale a 40 UI.

Così, 25 microgrammi corrispondono a 1.000 UI, e 50 microgrammi a 2.000 UI. Quando due prodotti mostrano uno in UI e l'altro in microgrammi, basta applicare questo fattore per confrontarli. Le etichette recenti tendono a mostrare i microgrammi, spesso con l'equivalente in UI tra parentesi.

Due etichette di vitamina D che sembravano inconfrontabili si riconducono a una sola griglia: la forma, l'unità convertita e il momento dell'assunzione.

Dose quotidiana o dose dilazionata

La vitamina D si assume in due modi. In assunzione quotidiana, a dose modesta, sotto forma di gocce o di capsule; è il modo più regolare di mantenere un apporto. In assunzione distanziata, una dose più forte assunta occasionalmente, spesso una fiala, talvolta prescritta da un professionista.

Entrambi gli approcci hanno i loro sostenitori. Per un integratore quotidiano, l'assunzione regolare a dose bassa è la più semplice da integrare in una routine. La regolarità conta più della quantità assunta in una volta.

Con o senza un pasto grasso

La vitamina D è liposolubile : si scioglie nei grassi. Assunta durante un pasto contenente un po' di materia grassa, è meglio assorbita3,4. Ecco perché molte forme si presentano già diluite in un olio, in gocce o in capsule molli.

In concreto, assumerla a colazione o a pranzo, piuttosto che a digiuno, è un riflesso utile. Questo dettaglio spiega anche perché le forme oleose sono frequenti: apportano la vitamina nel suo ambiente prediletto.

Leggere l'etichetta e non eccedere con le dosi

Sulla confezione, individuate la forma (D2 o D3), la dose per assunzione, in UI e in microgrammi, e la percentuale del VNR. Il VNR della vitamina D serve da riferimento per situare un apporto giornaliero.

La vitamina D è liposolubile, quindi immagazzinata dall'organismo: contrariamente alle vitamine eliminate con le urine, un eccesso prolungato non è banale. Esistono valori di sicurezza da non superare nel tempo5. Moltiplicare le fonti senza contarle (un integratore, un prodotto arricchito, una prescrizione) è il vero rischio: è meglio fare il totale e, al minimo dubbio, chiedere consiglio.

In sintesi

Tre punti di riferimento bastano: la forma, D3 il più delle volte; l'unità, con la conversione 1 microgrammo per 40 UI; e il momento, preferibilmente durante un pasto. Il resto è solo presentazione.

Con queste chiavi, due etichette di vitamina D che sembravano inconfrontabili si riconducono alla stessa griglia di lettura. E il principio di fare il totale dei propri apporti vale per tutte le vitamine liposolubili.

Riferimenti

  1. Tripkovic L, et al. Comparison of vitamin D2 and vitamin D3 supplementation in raising serum 25-hydroxyvitamin D status: a systematic review and meta-analysis. American Journal of Clinical Nutrition, 2012. sciencedirect.com
  2. Daily vitamin D2 vs D3 supplementation on serum 25-hydroxyvitamin D concentration: a systematic review and meta-analysis. Advances in Nutrition, 2024. ncbi.nlm.nih.gov
  3. Dietary fat increases vitamin D-3 absorption. Journal of the Academy of Nutrition and Dietetics, 2015. jandonline.org
  4. Meal conditions affect the absorption of supplemental vitamin D3. Journal of the Academy of Nutrition and Dietetics, 2013. pubmed.ncbi.nlm.nih.gov
  5. Vitamin D, Health Professional Fact Sheet. Office of Dietary Supplements, National Institutes of Health, consultato nel 2026. ods.od.nih.gov