Il fegato è l’organo da sorvegliare in via prioritaria. Un trattamento prolungato si accompagna a innalzamenti minori e transitori delle transaminasi sieriche nel 10-20% dei pazienti, anomalie di laboratorio che in genere non impongono né aggiustamento della dose né sospensione. Più raramente, la rifampicina provoca un danno epatico clinicamente manifesto, con ittero, che può essere grave o addirittura mortale, e il cui esordio si verifica tipicamente da una a sei settimane dopo l’inizio del trattamento. Peraltro, la bilirubina sierica sale spesso durante i primi giorni per poi ridiscendere: questo fenomeno transitorio traduce un ostacolo al trasporto della bilirubina nel fegato, e non una lesione delle cellule epatiche.
Altri effetti non dipendono dalla dose e derivano da reazioni di ipersensibilità: orticaria, sindrome simil-influenzale, calo delle piastrine (trombocitopenia), distruzione dei globuli rossi (emolisi) e danno renale. Al contrario, i disturbi digestivi e la colorazione arancione dei liquidi corporei sono invece dose-dipendenti. Ogni segno insolito, febbre, ittero, eruzione cutanea o stanchezza marcata, va segnalato senza indugio al medico.